Come Gestire il Pasto Libero o lo Sgarro Senza Sensi di Colpa: Guida Pratica

Introdurre una nuova dieta nella propria routine può essere un passo significativo verso la salute e il benessere, ma spesso porta con sé sfide e difficoltà emotive. È comprensibile che mettersi a dieta possa essere vissuto come un limite, un freno ai propri desideri palatali e una restrizione delle proprie libertà alimentari. Tuttavia, è importante riconoscere che la necessità di adottare uno stile alimentare che possa essere seguito con serenità, senza sensazioni di fame o voglie insaziabili, anche in vista di un dimagrimento.

Nelle prossime righe utilizzerò la parola “dieta”, rispetto alla quale preferisco parlare di “stile alimentare”. Il motivo sarà spiegato a seguire (vedi punto cinque).

Uno dei momenti più difficili per chi segue una dieta è appunto la gestione dello “sgarro” o del pasto libero. In tale occasione infatti, spesso si innescano credenze e meccanismi poco funzionali rispetto al nostro obiettivo di salute e benessere.

Quando ci concediamo uno sgarro o un pasto libero, è facile cadere nella trappola del senso di colpa o della vergogna. Ci sentiamo come se avessimo fallito nel nostro impegno verso la dieta e ci giudichiamo duramente per aver “peccato”. Questo può portare a un ciclo negativo di pensieri e comportamenti che mette a rischio il proprio progetto di salute complessivo.

Ecco allora cinque credenze da superare per gestire al meglio lo stile alimentare e le eccezioni:

LA CREDENZA DEL “TUTTO O NIENTE”

Una delle credenze più comuni riguardo allo sgarro alimentare è la mentalità del “tutto o niente”. Se si commette un piccolo errore nella dieta o ci si concede uno sgarro, si tende a pensare che tutto lo sforzo fino a quel momento sia andato perso e quindi si abbandona completamente il regime alimentare. Questo atteggiamento può essere alimentato dalla paura di perdere il controllo o dalla sensazione di aver fallito. Tuttavia, è importante capire che uno sgarro occasionale non compromette necessariamente i nostri progressi verso la salute e il benessere. Un unico pasto non può rovinare tutti gli sforzi precedenti. È importante coltivare una mentalità di moderazione e equilibrio, consentendoci di godere di uno sgarro senza sentirsi in colpa o perdere di vista i nostri obiettivi di salute a lungo termine.

gestione dello pasto libero

IL SENSO DI SCARSITÀ E LIMITAZIONE DURANTE IL MOMENTO LIBERO

Un’altra credenza comune riguardo allo sgarro è la convinzione che, dato che ci si sta concedendo un momento libero dalla dieta restrittiva, si debba poter godere di tutto ciò che si desidera senza restrizioni. Questo atteggiamento può essere innescato dal senso di scarsità e limitazione, poiché siamo consapevoli che dopo lo sgarro dovremo tornare al regime alimentare restrittivo. Ciò può portare a un comportamento di abbuffata, in cui ci si concede eccessi alimentari per compensare la sensazione di rinuncia che si avrà in seguito. Tuttavia, questo approccio può compromettere i progressi raggiunti e mantenere un rapporto disfunzionale con il cibo. È importante imparare a gestire lo sgarro in modo equilibrato, concedendosi moderatamente ciò che si desidera, senza esagerare e mantenendo sempre in mente i propri obiettivi di salute a lungo termine.

IL SENSO DI COLPA E IL PERFEZIONISMO

Spesso, durante uno sgarro alimentare, si può sperimentare un intenso senso di colpa e auto-critica. Questo può derivare dalla convinzione che concedersi uno sgarro comprometta i risultati attesi del nuovo stile alimentare. Il perfezionismo può aggravare questa sensazione, poiché ci si aspetta che il regime alimentare seguito sia impeccabile e che ogni deviazione possa essere percepita come un fallimento personale. Tuttavia, è importante capire che il successo di uno stile alimentare non dipende da singoli pasti o momenti di indulgenza, ma dalla coerenza e dalla consapevolezza nel lungo termine. Accettare che uno sgarro occasionale fa parte del percorso verso una migliore alimentazione e non deve essere motivo di colpa o auto-punizione è fondamentale per mantenere un rapporto sano con il cibo e con se stessi.

LA PAURA DI NON SCEGLIERE BENE IL MOMENTO DELLO “SGARRO”

La decisione di concedersi uno sgarro può essere accompagnata dalla paura di non scegliere il momento giusto o il pasto giusto. Questa indecisione può portare a un’eccessiva ruminazione su cosa desiderare concedersi, generando desiderio e idealizzazione del cibo e del pasto stesso. Questo ciclo può aumentare l’ansia e il senso di privazione, facendo sembrare il pasto libero come una scelta da temere piuttosto che da godere. Tuttavia, è importante ricordare che non esiste un momento perfetto per uno sgarro e che non c’è bisogno di idealizzare il cibo o il pasto. L’importante è trovare un equilibrio tra la soddisfazione dei desideri e il rispetto dei propri obiettivi di salute, scegliendo consapevolmente e senza eccessi. Accettare che non sempre si faranno scelte perfette e che è normale avere dubbi può alleviare la pressione e permettere di godersi lo sgarro in modo più sereno e bilanciato.

IL LINGUAGGIO RESTRITTIVO E PUNITIVO

Le parole “dieta” e “sgarro” sono spesso cariche di significati emotivi e psicologici che possono influenzare profondamente il nostro rapporto con il cibo e con noi stessi. Da un lato, il termine “dieta” evoca spesso l’idea di rinuncia e scarsità: il dover privarsi di determinati cibi o quantità di cibo per raggiungere determinati obiettivi di salute o estetici. Questo può generare sentimenti di frustrazione, privazione e restrizione, alimentando il desiderio di trasgredire le regole imposte dalla dieta stessa. Dall’altro lato, lo “sgarro” è associato a un senso di eccezionalità e imperfezione: il concedersi un momento di indulgenza al di fuori dei rigidi confini della dieta. Tuttavia, questo può essere percepito anche come un comportamento sbagliato o cattivo, generando sensi di colpa e auto-critica.

Queste due parole, quindi, possono creare un conflitto interno nell’individuo che cerca di seguire uno stile alimentare sano. Da un lato, ci si sente costretti a seguire una rigida dieta per raggiungere i propri obiettivi, mentre dall’altro ci si sente spinti a cedere alle tentazioni e indulgere in comportamenti alimentari poco salutari. Questo conflitto può generare un senso di ambivalenza e confusione, rendendo difficile mantenere un rapporto equilibrato con il cibo e con sé stessi.

È importante dunque ricordare che non esiste una dieta perfetta e che uno “sgarro” occasionale non deve essere motivo di colpa o auto-punizione. L’equilibrio è la chiave per mantenere un rapporto sano con il cibo e con il proprio corpo. Ciò significa concedersi indulgenze moderate senza sentirsi in colpa, ma anche essere consapevoli delle proprie scelte alimentari e mantenere un’impostazione generale di alimentazione sana e bilanciata. Imparare a gestire il senso di colpa e la pressione associati alla dieta e allo sgarro può aiutare a sviluppare una relazione più amorevole e comprensiva con il cibo e con se stessi.

È inoltre fondamentale sapere che uno “sgarro” occasionale non compromette necessariamente i nostri progressi verso la salute e il benessere. Il cibo non dovrebbe essere associato a sentimenti di colpa o vergogna, ma piuttosto vissuto con gioia e gratitudine. Anzichè punirci per uno sgarro, possiamo imparare a gestirlo in modo sano ed equilibrato. Possiamo tornare a una alimentazione sana e bilanciata al pasto successivo, senza drammi o restrizioni estreme. Inoltre, possiamo usare lo sgarro come un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi e sui nostri bisogni alimentari.

CONCLUSIONE

Ritengo fondamentale mantenere una prospettiva equilibrata e compassionevole verso sé stessi, anche mentre si perseguono obiettivi di salute e benessere. Con una mente aperta e un atteggiamento positivo, è possibile adottare uno stile alimentare e continuare il nostro proprio percorso orientandosi più alla salute che alla performance, più in senso olistiche che in senso estetico, senza rinunciare all’appagamento fisico ed emotivo che deriva dal cibo.

Bisogna infine ricordare che, se il vissuto del nuovo stile alimentare, delle regole e delle eccezioni alle stesse dovesse comportare dubbi, disagi oppure difficoltà nella gestione dello stesso, è possibile rivolgersi a un professionista esperto non solo di nutrizione, bensì anche di psicologia alimentare, al fine di scardinare le credenze limitanti rispetto al percorso, evitare l’abbandono e massimizzare i risultati di lungo termine degli sforzi e dell’investimento economico ed emotivo implicati nel percorso.

Autore

Dott.ssa Martina Amigoni
Psicologa