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Dieta Nutrizionista

La Chetosi

La Chetosi – Cos’è?

E’ un’alterazione dell’equilibrio chimico del sangue che si manifesta quando  l’assenza prolungata di nuovi zuccheri o un digiuno protratto inducono il nostro copro a utilizzare le riserve di grasso per produrre glucosio necessario alla sopravvivenza.


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Vediamo in modo semplice e chiaro cosa succede quando mangiamo. In un regime alimentare vario, il glucosio – necessario a tutto il nostro organismo – deriva dai carboidrati (che si trovano nei cereali, nella frutta, nei legumi, nel grano integrale, nelle bevande gassate). Ricordiamo che il glucosio è indispensabile per il corretto funzionamento del tessuto nervoso.

Una parte del glucosio prodotto viene utilizzato immediatamente, l’altra parte, in eccesso rispetto alla nostra richiesta metabolica, viene conservato nelle riserve di glicogeno. Queste scorte di glicogeno sono localizzate nel fegato e nei muscoli.

Il nostro corpo usa queste “scorte” di glicogeno quando è in “riserva” degli zuccheri che gli servono per sopravvivere. Per esempio durante i digiuni.

Se iniziamo un digiuno, il nostro corpo attacca le riserve di glicogeno per produrre energia e garantire il regolare funzionamento.

Terminate queste riserve, il corpo passa alla seconda possibilità che ha: il grasso accumulato nelle riserve del corpo stesso.

Quando i grassi sono usati per produrre energia – glucosio che ci serve per vivere – si verifica la chetogenesi. E’ questa – in sostanza – la buona notizia per chi vuole perdere peso: il grasso corporeo viene “attaccato”, “bruciato” per produrre carburante.

La chetogenesi è la produzione di corpi chetonici derivati dall’uso dei grassi come fonte energetica.

I corpi chetonici sono acidi che si riversano nel sangue e che vengono eliminati con le urine. Più aumenta la presenza di corpi chetonici nel sangue, più il carico di lavoro dei reni aumenta.

La chetosi è un eccesso dell’aumento della produzione di corpi chetonici e del conseguente innalzamento dei loro livelli nel sangue.

Alti livelli di chetoni nel sangue sono dannosi perché portano a disidratazione, nei casi più gravi, quando l’accumulo di corpi chetonici è eccesivo, si verifica una sindrome: la chetoacidosi che se protratta può portare al coma.

Non solo il digiuno provoca chetosi. Anche lo stress, allenamenti intesi e prolungati, l’abuso di alcol o farmaci, la gravidanza e il diabete possono indurre uno stato chetosi.

Come si evita la chetosi?

Un individuo sano, non diabetico, evita facilmente la chetosi mangiando in modo vario ed equilibrato, limitando ma non eliminando pasta, cereali, frutta.

In questo modo il nostro organismo trova gli zuccheri che gli servono per vivere, nei carboidrati introdotti con il cibo senza dover attaccare le riserve di grasso.

 

Le diete chetogeniche

Da quanto detto si capisce che la chetosi induce un dimagrimento. Le diete chetogeniche – solo se seguite da un medico specialista e solo per brevi periodi di tempo – sono utili per eliminare grasso in eccesso. Solo il nutrizionista professionista è in grado di valutare e seguire ogni singolo caso e determinare la durata dello stato di chetosi. Che deve essere sempre monitorato.

La maggior parte delle cellule del nostro corpo, comprese quelle cerebrali è in gradi di usare i chetoni come fonte di energia. Questo richiede però un breve periodo di adattamento: circa 3 /4 giorni in cui si verifica la “KETO FLU”. Essa è una sorta di “influenza” che esprime attraverso mal di testa, stanchezza, dolori addominali, il processo di adattamento al nuovo regime alimentare.

Le diete chetogeniche, che inducono chetosi, sono state inizialmente utilizzate come terapie in pazienti epilettici non trattabili dai farmaci. Poi hanno trovato utilizzo nel trattamento di malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la sindrome metabolica, l’insulino – resistenza, l’obesità e i diabete di tipo 2.

Il diabete di tipo 1 peggiora drasticamente con la chetosi.

Le diete chetogeniche, che provocano chetosi, sono a bassissimo apporto di carboidrati e ad alto apporto di proteine e lipidi. Il metabolismo cosi’ si modifica perché non ha più a disposizione il glucosio e deve consumare i grassi per produrre l’energia necessaria a sopravvivere. Per accelerare il dimagrimento la dieta chetogenica sarà anche a ridotto introito calorico.

Cosa dobbiamo mangiare per provocare la chetosi?

Gli alimenti consigliati sono: carne bianca e rossa, pesce, uova, formaggi, semi oleosi, avocado, verdure (escludendo carote e patate) come: broccoli, pomodori, cipolle, spinaci.

Sono vietati: tutti i tipi di grano (compreso quello integrale) tutti i tipi di frutta ad eccezione delle more, tutti i tipi di zucchero compresi gli edulcoranti e il miele, i cibi lavorati come la pasta, i biscotti, pane, crackers, e gli olii raffinati. Tutti i carboidrati semplici e complessi.

In una dieta da 2000 kg, i carboidrati assunti non dovrebbero superare i 50 gr. In una dieta da 1600 kcal, la chetosi si induce se introduciamo non più di 20/30 gr al giorno di carboidrati.

E’ evidente che si tratta di un regime altamente squilibrato da un punto di vista nutrizionale.

Consigliamo di assumere integratori multivitaminici per supplire alle possibili carenze conseguenti alla eliminazione della quasi totalità della frutta. E di bere molta più acqua per aiutare i reni a smaltire le scorie.

Come si riconosce lo stato di chetosi?

Le farmacie vendono dei kit da utilizzare sotto il flusso delle urine. Questi test però non sono totalmente affidabili. La chetosi infatti è maggiore nelle urine del mattino (conseguente al digiuno notturno) e minore dopo una giornata in cui abbiamo bevuto molta acqua.

Gli esami del sangue sono invece attendibili per verificare lo stato di chetosi.

L’ingresso in uno stato di chetosi è ipotizzabile dall’aumento della sete, dalla secchezza delle fauci e dall’alito “cattivo”. Questi sintomi non sono però completamente attendibili.

Come si esce da uno stato di chetosi è semplice.

Il ripristino di una dieta bilanciata che includa carboidrati e una buona idratazione sono sufficienti. Nel caso si sia ricorsi alla chetosi per dimagrire, la reintroduzione dei carboidrati deve essere graduale e lenta per non recuperare in poco tempo il peso perso


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