Cosa è la depressione:

L’American Psychiatric Association definiva nel 1980 la depressione come un disturbo dell’umore o una patologia psichiatrica dove sono presenti fenomeni di umore depresso, un livello di autostima molto basso e la mancanza di piacere nello svolgere quelle attività che  normalmente ci interessano o soddisfano (anedonia).

La depressione, detta anche depressione maggiore, depressione unipolare o depressione endogena è una patologia che coinvolge la persona nella sua totalità.  Colpisce la sfera affettiva e altera il processo di acquisizione delle conoscenze, della percezione della realtà e le modalità in cui si sviluppa il pensiero.

Ha forti impatti sull’emotività della persona e influisce negativamente sulla vita affettiva, lavorativa e familiare. Altera le abitudini alimentari e il sonno. In generale la qualità della vita peggiora sensibilmente.

Secondo l’Aifa sono più di dieci milioni le persone in Italia che soffrono di depressione e quotidianamente prendono farmaci per combattere la depressione. Le probabilità di avere un disturbo depressivo entro i 70 anni di età negli uomini è quasi del 27% mentre sale al 45% per le donne.

I motivi – le teorie prevalenti:

Ancora non si è fatta completa chiarezza sui motivi scatenanti la depressione. Sicuramente ci sono variabili endogene ed esogene. Il contesto sociale, familiare, ambientale possono portare ad una predisposizione per tale patologia o essere il motivo scatenante così come le cause possono essere ereditarie, biologiche e sicuramente psicologiche.
Una parte della comunità scientifica punta l’accento su una componente biologica: uno squilibrio dei neurotrasmettitori monoamine che risiedono nel cervello e servono per permettere la comunicazione nervosa tra le cellule potrebbe favorire la depressione. I principali neurotrasmettitori in esame sono la serotonina, la dopamina e la norepinefrina.

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I sintomi

La depressione è un disturbo dell’umore e come tale può caratterizzarsi in diversi modi. Può avere una durata di due o tre settimane o può durare diversi mesi.  Nel primo caso si parlerà di singolo episodio depressivo.

Anche l’intensità determina la definizione del tipo di depressione: se è tale da compromettere  totalmente la vita della persona, sul piano lavorativo, familiare, sentimentale e sociale si inquadra nel disturbo depressivo maggiore (in tal caso sono presenti almeno 5 sintomi sotto indicati).

I fenomeni di entità più lieve (non devono comunque essere sottovalutati) sono classificati come disturbo depressivo minore.

1) Insonnia – normalmente presente in tutti i casi di depressione.
2) Tristezza e malinconia. Queste emozioni sono presenti per gran parte della giornata.
3) Ansia e attacchi di panico. L’80% delle persone depresse manifestano ansia e attacchi di panico.
4) Anedonia, perdita di interesse per tutte quelle attività che prima del fenomeno depressivo erano svolte con entusiasmo.
5) Agitazione immotivata.
6) Gastriti, giramenti di testa, dolori cervicali, vertigini.
7) Difficoltà di concentrazione e perdita di memoria, inattività.
8) Isolamento sociale. Anche questo sintomo è presente in più dell’80% dei casi di depressione. La tendenza è quella di isolarsi, di rinunciare ad avere una vita sociale, di lasciar finire le amicizie e i rapporti affettivi.
9) Ripetuti pensieri suicidi.
10) Perdita di peso.
11) Bassa autostima con sentimenti di impotenza e rassegnazione.
12) Sensazione di continua stanchezza e mancanza di forze. Si avverte la necessità continua di sdraiarsi a letto senza riuscire comunque a dormire.

Cause

Si può affermare oggi che le cause delle depressioni hanno origini biologiche / genetiche e psicologiche.

Le cause genetiche e familiari.

Gli studiosi dell’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra hanno dimostrato che c’è una forte componente ereditaria nella depressione maggiore, mentre è meno probabile nelle forme lievi.

E’ altresì vero che il figlio di una persona gravemente depressa cresce in un ambiente familiare dove i punti di riferimento sono quelli di cui soffre di un disturbo dell’umore. Di conseguenza le probabilità che il figlio/a possa sviluppare queste problematiche sono più alte se vive nello stesso conteso familiare o ha un legame molto forte con il genitore depresso.

Secondo la teoria della Diatesi da stress, la depressione sarebbe l’espressione dell’incapacità dell’encefalo e del sistema endocrino a reagire di fronte eventi stressanti e prolungati o ad un grande cambiamento di stile di vita. Tali eventi alterano il tasso di serotonina e noradrenalina favorendo un aumento del cortisolo nel sangue. L’aumento del cortisolo provoca insonnia, ansia, perdita dell’appetito, diminuzione dell’interesse sessuale, immunodepressione e danni a vasi cerebrali e cardiaci.

Le cause psicologiche.

Si analizzano l’educazione ricevuta (se particolarmente severa ad esempio) e le relazioni interpersonali in ambito familiare e professionale. Si pone l’accento su due condizioni. La prima si focalizza sull’incapacità di aver risolto eventi dolorosi e traumatici del passato. La seconda prende in esame la persistenza del super-io persecutorio che genera dei conflitti psichici irrisolti.

Cura

La diagnosi deve essere effettuata da un medico di medicina generale se preparato o da uno psichiatra / psicologo. Dovrà valutare la storia personale del paziente, valutare il suo umore, vedere se ci sono stati eventi traumatici e indagare se ci sono pensieri pessimisti o suicidiari, valutandone l’intensità e la ricorrenza. L’utilizzo di alcool o droghe. Soprattutto indagare se ci sono altre cause per escludere disturbi del metabolismo. Le cure sono la psicoterapia (soprattutto per età inferiore ai 18 anni) e i farmaci antidepressivi che devono essere assolutamente monitorati da un medico specialista, in quanto hanno molti effetti collaterali.

La psicoterapia:

La terapia cognitivo comportamentale (singola o di gruppo) dimostra molta efficacia nei giovani. Si segue il processo e di eliminazione dei pensieri negativi e autolesionistici per sostituirli con pensieri funzionali.
La psicoanalisi: affronta e risolve i pensieri negativi inconsci sulla vita sociale e personale.

I farmaci:

I Neurolettici: hanno una funzione sedativa e riescono a controllare i pensieri oppressivi
Gli stabilizzatori dell’umore: sono psicofarmaci, come il litio e il sodio valproato
L’acido Folico e integratori a base di acido eicosapentaenoico.
Amminoacidi: particolarmente efficaci sono la glutammina, l’ ornitina e l’arginina per contrastare lo stress, sedare. Allo stesso tempo favorisce il sonno e riequilibra le funzioni cognitive.

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