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Urologo Urologo Milano

Orchi-epididimite

Anatomia

L’epididimo è quella struttura situata posteriormente al testicolo, composta da piccoli tubuli che raccolgono gli spermatozoi prodotti dal testicolo (didimo) e li convogliano nel deferente, attraverso cui vengono espulsi all’esterno, nel momento dell’orgasmo (v. fig.)

L’epididimo può essere sede di processi infiammatori. Non raramente, a causa di germi che solitamente giungono dalla regione prostatica, attraverso il deferente, l’epididimo può infiammarsi. Dando luogo ad un quadro clinico acuto: dolore intenso, ingrossamento dell’epididimo ( che può essere difficilmente distinguibile dal didimo, situato anteriormente), febbre, fino ad aversi una vera e propria orchi-epididimite, con coinvolgimento delle tuniche vaginali che circondano didimo ed epididimo. A questo punto didimo ed epididimo non sono più distinguibili l’uno dall’altro, ma inglobati in una specie di rigonfiamento duro, dolente, delle dimensioni, a volte, di una palla da tennis! Per fortuna non tutte le orchi-epididimiti hanno questa evoluzione: a volte il processo infiammatorio, soprattutto se tempestivamente curato, può regredire con una progressiva “restitutio ad integrum”.

Diagnosi

La diagnosi differenziale va fatta con la torsione del testicolo e col tumore del testicolo. Ma il quadro clinico, se opportunamente indagato, permette in genere una giusta diagnosi. Un esame fondamentale, per stabilire la diagnosi corretta è rappresentato dall’Ecografia scrotale, meglio se con Eco-color doppler.

Terapia

La terapia è costituita innanzitutto da antibiotici ad ampio spettro, con l’aggiunta di anti-infiammatori. Utile in questa fase l’uso di Fermenti Lattici (Probiotici), che vanno continuati anche oltre la terapia antibiotica. Come mantenimento utile l’uso di prodotti anti-infiammatori naturali come Curcumina (ad alto assorbimeto) e Bromelina. Si consiglia riposo, posizione declive se possibile e ghiaccio nella fase più acuta. Bisogna fare poi dei controlli periodici dallo Specialista per sorvegliare l’andamento della malattia, sia in senso peggiorativo (ascessualizzazione) che migliorativo (tempo impiegato per una “restitutio ad integrum”)

 

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