In un considerevole numero di pazienti a un primo episodio di vertigine acuta, puo’ seguire una serie di disturbi di equilibrio persistenti.

In questi casi le persone affette finiscono per essere affidati alle esclusive cure del proprio medico di base, il quale adotta strategie terapeutiche farmacologiche insistite e inefficaci.

Purtroppo le molte visite specialistiche conservano un carattere di episodicità, conducendo ad una girandola di diagnosi, che anche se confermanti, risultano inconcludenti dal punto di visita terapeutico.

I disturbi di equilibrio persistenti generano invalidità sociale e situazioni psicologiche reattive di disagio, che peraltro incrementano il disturbo in se’ e finiscono per costituire un ostacolo rilevante alla cura.

Per contro le istituzioni sanitarie disattendono le aspettative di salute di questi pazienti; si pone ad unico esempio il posizionamento dei farmaci antivertiginosi tra quelli non prescrivibili in fascia A.
Le motivazioni della vertigine cronica vanno individuate nella presenza di fattori definiti di interferenza.

Di fatto l’equilibrio nella sua accezione più vasta, non dipende esclusivamente dall’orecchio; pur nella sua prevalenza specialistica, per ripristinare una funzione integrata quale e’ l’equilibrio, l’otorinolaringoitra deve correlarsi con altre figure specialistiche.

Nell’iter di un paziente con vertigine cronica il primo passo e’ rappresentato dall’esame otovestibolare, deve seguire una valutazione podostabilometrica.

La stabilometria consente di individuare in modo semplice e non invasivo, i fattori di interferenza attivi in modo prioritario nel caso in esame.
Ad esempio un paziente con problematiche stomatognatiche, visuali o della colonna vertebrale percorrera’ un iter terapeutico diversificato. E’ giusto riaffermare che le problematiche psicologiche, o preesistenti o sopraggiunte rappresentano, anch’esse, fattori di interferenza alla guarigione .
Il processo di recupero della salute vestibolare mira ad attivare da parte del cervello un procedimento biologico, definito compenso vestibolare.

Questo processo si fonda sulla neuroplasticità cerebrale, che é elicitata dalle correzioni delle interferenze, dall’effettuazione di terapie fisiche da parte di operatori dedicati, nonché dal sostegno psicologico.

Esistono da ultimo farmaci dedicati all’attivitazione della neuroplasticità; solo in caso di controindicazione o in presenza di carichi farmacologici già rilevanti come per la presenza di altre patologie croniche, si prospettano anche soluzioni Nutraceutiche.

I tempi di realizzazione di una rieducazione vestibolare sono dell’ordine di una settimana, a distanza di due mesi il paziente, secondo le linee guida correnti, deve essere rivalutato in stabilometria.

E’ chiaro che una azione tarapeutica concentrata nel tempo da parte di vari operatori della salute, medici e non, in un potenziale iter terapeutico diversificato, richiede una contestualizzazione in una struttura dedicata.